“Scriva, scriva! Vedrà come arriverà a vedersi dentro!” recita un famoso libro. Ma chi cazzo ha voglia di andarsi a vedere dentro? E soprattutto, chi cazzo ha voglia di scrivere? Ancora peggio: chi cazzo ha voglia di provare a svoltare la vita con la scrittura? Però qualche tempo fa un tizio mi ha detto che dovevo scrivere. Poi me l’ha detto un altro, poi un altro ancora, un altro ancora, un altro ancora, un altro ancora e ancora, e alla fine mi avete tutti rotto il cazzo.
Che poi scrivere sarebbe pure coerente con un certo mio modo di essere, o almeno un modo che ho sempre cercato di fare mio. Io ho scritto una tesi di 222 pagine e mi è stata pubblicata. Una pippa mentale enorme sul potenziale del web e le sue possibilità di scrittura: ragionavo sul fatto che, potenzialmente, non si deve più leccare culi a case editrici vicine alla bancarotta, per cui ognuno può rivelare la forza propria forza creativa, sprigionare la propria bellezza ecc ecc. Tutte belle minchiate, per carità. Anche se forse mezzo mezzo ci credevo. Addirittura avevo pensato di costruirci una carriera su una roba simile. Poi ho capito che volevo fare i soldi, diventare una persona rispettabile e dignitosa. Tutti obiettivi che sto fallendo. Dunque? Dunque qualcuno una volta disse, da qualche parte, che quando non si sa dove andare conviene tornare indietro.
Ed eccoci qua. Che fastidio che sto provando. Ma perché mi ero allontanato dalla scrittura? Perché, in fondo in fondo, chi scrive mi sta sulle palle. E io non volevo starmi sulle palle. Ancora peggio mi sta sulle palle chi scrive su internet. Ultimamente vedo un’esplosione pseudo-intellettuale di egocentrici che vogliono venderti la ricetta efficace ai drammi continui che il mondo ospita. Tutti fighetti che voglio fare i fighetti con le loro riflessioni, la loro retorica, i loro modi di banalizzare il mondo. I più stronzi ci fanno addirittura dei reel. Forse sarò io troppo intollerante, ma avevo deciso che con certa roba, se era questa la roba, non ci volevo avere a che fare. Ed eccoci qua.
C’è però un’altra verità scomoda che fatico a rivelare: io con le parole non ci so fare granché. Nel senso che non so descrivere. E se descrivo non sono mai soddisfatto di ciò che ho descritto. No, no, qui non ci sono sterili visioni filosofiche-linguistiche del tipo: la parola tradisce la realtà, la realtà non si fa catturare delle parole, le parole non sanno descrivere le emozioni, le emozioni si sentono non scrivono ecc ecc. Tutte belle menate eh, ma la questione per me è molto più semplice: io le cose proprio non so descriverle. Probabilmente perché la realtà non la capisco e forse non la so raccontare. Ecco perché poi spesso mi si dice “ma che cazzo stai dicendo?”
Premessa enorme: qua non troverete pretese artistiche decadenti e sensibili: non ho perso l’ambizione di fare tanti soldi e ciò che mi guida è quello. Non c’è arte nel denaro, grazie a Dio. Le opzioni per ora sono due: o fare un botto di soldi con la scrittura o sposarmi la mia dirimpettaia molto ricca di ottantasette anni. A me va bene qualunque strada, e se qualcuno ha una terza via dica pure, sono aperto a ogni possibilità.
Ma lo hai un obiettivo? Certo che sì. I mezzi che applichiamo, pratichiamo, lavoriamo, raffiniamo, servono per portarci da qualche parte. Io sì, voglio fare i soldi, ma con uno stile tutto mio. Mica voglio iniziare a pippare o a giocarmi il calcio virtuale su bet365. Io voglio sbiglettare e mandare a fanculo il mio responsabile. Già mi ci vedo il mattino dopo in ufficio, fresco fresco di dimissioni, urlare una roba simile a quel bastardo: “mi hai visto ieri sera su La7 mentre pubblicizzavo il mio libro che mi ha permesso di comprarmi un attico su Via Panama? Ovvio che non mi hai visto, eri troppo impegnato a sbronzarti in qualche bar di paese, a sbiasciare quel poco che ti resta della tu anima. Vattene a fanculo”. Oddio, soltanto averlo scritto mi ha reso una persona migliore, più felice, più appagata. Purtroppo però, con un’enorme tristezza nel petto, dico che questo scenario è ancora moooolto lontano. Bisogna crederci però. Dio santo quanti cazzo di soldi farò, sto sbavando.
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